L'ELETTROSMOG irradiato dai PONTI RF Molti scienziati hanno da tempo reso noto che gli intensi campi RF irradiati da emittenti FM, da ripetitori TV e telefonici, potrebbero risultare, a lungo termine, cancerogeni. Anche se per questi segnali è stato prefissato un limite massimo di 6 volt/metro, come si fa a misurarlo? L'espressione elettrosmog è ormai entrata a far parte del linguaggio comune e poichè in questi ultimi anni tutti noi siamo sempre più esposti a intensi campi di alta frequenza, provenienti dalle antenne dei ripetitori televisivi e telefonici, ecc., molti ricercatori si sono applicati al loro studio per verificarne gli effetti biologici sull'organismo umano ed anche per stabilire quali sono i valori massimi che si possono assorbire senza correre alcun rischio. In Italia il Decreto Interministeriale n. 381, del 10 settembre 1998, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 Novembre 1998 ed entrato in vigore il 2 gennaio 1999, fissa dei precisi limiti entro i quali un essere umano, ovviamente sano, può rimanere esposto senza conseguenze, ma farla rispettare è alquanto problematico a causa dei forti interessi in gioco da parte delle Multinazionali. Anche se gli organi competenti affermano che il cittadino è tutelato da questo decreto, avete mai visto qualcuno che controlli periodicamente queste emissioni ?. Non ci si deve perciò stupire se, dopo una prima rigorosa verifica da parte degli enti preposti, la potenza viene alterata abusivamente per aumentare l'area di copertura, dato che ovviamente costa molto meno sostituire una scheda con una che eroghi maggiore potenza piuttosto che installare un nuovo traliccio. Spesso ci troviamo di fronte alle solite incongruenze italiane, infatti in ogni ospedale appare ben visibile un cartello che proibisce di accendere i telefoni cellulari per evitare che i loro segnali interferiscano con le sofisticate apparecchiature ospedaliere, poi se ci fate caso, in molte località sono presenti, vicinissimi agli ospedali, dei ripetitori telefonici che funzionano ininterrottamente 24 ore su 24 e che irradiano potenze maggiori rispetto a quelle irradiate da un piccolo telefono cellulare. Non solo, ma molti ripetitori vengono installati vicinissimo ad asili o in pieno centro abitato e questi, oltre a minare la nostra salute, riescono a disturbare i televisori e in certi casi anche a mettere in crisi gli antifurto elettronici. Numerosi sono poi i ripetitori telefonici installati sul tetto di stabili adibiti ad abitazioni e questo perchè i proprietari ricevono un canone mensile e poco importa loro se quanti vi abitano vengono perennemente bombardati da questi segnali RF che non si sentono e non si vedono. Anche se l'attenzione dei ricercatori si è concentrata sugli effetti dannosi di tali segnali sull'organismo umano sano, nessuno si è mai preoccupato dei rischi che corrono i portatori di pace-maker. Se costoro entrano in un intenso campo RF, questa delicata apparecchiatura può iniziare a funzionare in modo anomalo. Anche chi usa apparecchi acustici se entra in un intenso campo RF sente un fastidioso fruscio che rende l'ascolto difficoltoso. Per non creare inutili allarmismi, precisiamo che gli effetti dell'irraggiamento dei campi di RF sono proporzionali alla loro potenza e al tempo di esposizione. Per fare un paragone potremmo prendere come termine di riferimento il sole. Se in pieno agosto ci esponiamo ai raggi del sole per 6-7 ore consecutive, alla sera avremo il corpo completamente ustionato, se invece ci esponiamo per poche decine di minuti nemmeno ci abbronzeremo. Ben diverse sarebbero le conseguenze se un essere umano rimanesse per molti giorni vicino ad un'antenna trasmittente, che irradia dei segnali RF con una potenza di qualche migliaia di Watt. Più aumentano la frequenza e la potenza, più aumenta l'intensità degli effetti e, a questo proposito, un esempio quotidianamente sotto gli occhi di tutti è quello dei forni a microonde che, lavorando su frequenze comprese tra 2-3 GHz, riescono a cuocere in pochi minuti polli e bistecche. Il limite massimo prefissato dal Decreto Interministeriale non dovrebbe superare i 6 Volt/metro. Riguardo a questi 6 Volt/metro c'è una ignoranza che sfiora l'assurdo, infatti molti periodici riportano come limite massimo 6 Watt/metroquadrato, perché confondono i Watt con i Volt e, da incompetenti, affermano che corrispondono a 0,01 Amper/metro. In realtà, un segnale di 6 Watt/metroquadrato corrisponde a 47,5 Volt/metro che sono equivalenti a circa 0,126 Amper/metro. Abbiamo recentemente letto che questo valore di tensione va rilevato ad una distanza di 1 metro dall'antenna trasmittente e a tal proposito vorremmo chiedere a questi articolisti, come possa una persona arrampicarsi sul traliccio di un ripetitore TV o telefonico per eseguire tale rilievo. In altri casi si afferma che per rilevare questa tensione bisogna procurarsi una piastra metallica di metro quadrato e poi misurare con un voltmetro elettronico l'intensità del segnale captato da questa piastra, ma anche questo sistema di misurare i Volt/metro è completamente errato. Poiché è nostro comune e legittimo desiderio vivere senza il timore di ricevere quotidianamente dosi eccessive di questi segnali dagli alti piloni o tralicci per radio FM, ripetitori TV e telefonici che in questi ultimi anni spuntano come funghi anche a pochi passi da casa nostra, abbiamo deciso di progettare questo strumento in grado di misurare l'intensità dei segnali RF. LA MISURA dei Volt/metro Tutti sanno che un trasmettitore irradia nello spazio il segnale RF generato tramite un'antenna irradiante e che più sono i Watt erogati maggiore è l'intensità del segnate irradiato. Quindi più ci si trova vicino all'antenna, maggiore risulta l'intensità del campo elettrico e più ci si allontana, più questa intensità si attenua. Tutti gli installatori d'antenne TV sanno per esperienza che, più ci si allontana dalla stazione emittente, più il segnale giunge attenuato, e che quindi per portarlo sul valore ottimale è necessario installare delle antenne con un guadagno maggiore e che, se ciò non basta, bisogna provvedere anche a preamplificarlo. Per valutare l'intensità dei segnali RF si è assunta come unità di misura il Volt/metro, ma ben pochi spiegano come debba essere misurata. Per ottenere questa tensione di riferimento bisogna prendere due piastre di rame o alluminio delle dimensioni dii metro quadrato e distanziarle di metro esatto (vedi Fig.1).
Queste due piastre vanno poi collocate entro una gabbia di Faraday, onde evitare che l'antenna collocata al loro interno capti dei segnali RF provenienti da sorgenti esterne. A queste due piastre si applica un segnale bilanciato RF variabile da 1 MHz fino a 3 GHz, poi al centro delle due piastre viene posta una piccola antenna in grado di captare il segnale da esse irradiato. Il segnale captato deve essere poi amplificato, in modo da leggere su uno strumento il medesimo valore di tensione RF applicato sulle piastre. Vale a dire che se sulle piastre applichiamo
un segnale RF di 1 volt
efficace lo strumento dovrà indicare 1 Volt/metro,
se applichiamo un segnale RF di 5
volt lo strumento dovrà indicare 5 Volt/metro e
se applichiamo un segnale RF di 10
volt lo strumento dovrà indicare 10 volt/metro. Watt/m2 = (Volt/metro x Volt/metro) : 377 Amper/metro = Volt/metro : 377 Nota = il numero 377, presente in queste formule, è l'impedenza caratteristica dello spazio vuoto. Quindi una tensione di 6 Volt/metro corrisponde a: (6 x 6): 377 = 0,09549 Watt/metroquadrato che sono equivalenti a: 6 : 377 = 0,0159 Amper/metro Questi numeri vengono spesso arrotondati sul valore di 0,1 Watt/m2 e 0,016 Amper/metro. Nella Tabella N.1 sono indicati i valori espressi in Watt/metroquadrato e Amper/metro in rapporto al valore Volt/metro.
Molto probabilmente anche Polonia e Slovenia applicano normative simili a quella italiana, 6 V/m
Limiti per campi elettromagnetici
Legenda: µT=microtesla mG=milliGauss V/m=volt/metro
µW/cm²=microWatt/centimetroquadro
Bande attribuite in Italia al Servizio di Radioamatore |
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